
| 200 g | Legumi secchi misti (borlotti, cannellini, lenticchie rosse) |
| 2 carote medie | Carote |
| 2 gambi | Sedano |
| 1 cipolla media | Cipolla |
| 250 g | Cavolo verza fresco |
| 100 g | Farro o orzo perlato |
| 80 g | Pomodori pelati o passata |
| 1,5 litri | Brodo vegetale o acqua |
| 3 cucchiai | Olio d'oliva extravergine |
| Sale e pepe | Condimento |
| Pane casereccio | Per servire |
| 85 kcal | Energia |
| 4,2 g | Proteine |
| 1,5 g | Grassi |
| 0,3 g | di cui saturi |
| 14 g | Carboidrati |
| 3,5 g | di cui zuccheri |
| 3,1 g | Fibre |
| 0,6 g | Sale |
L'«urciata» ha il sapore deciso delle verdure di stagione ridotte al massimo della loro dolcezza dalla cottura lenta, una base salata dal brodo di verdura o dal dado, note di cereale dai chicchi di farro o orzo, la morbidezza dei legumi che quasi si sfaldano. Non è piccante, non è agra: è un piatto equilibrato, dove ogni elemento si sente senza prevalere. Si serve calda, in ciotola fonda, e si accompagna tradizionalmente con pane abbrustolito o casereccio, spezzettato dentro il piatto ultimo, per raccogliere il brodo con la cucchiaiata finale.
Non dimenticare l'ammollo notturno dei legumi secchi: saltarlo aumenta i tempi di cottura fino al doppio e rende il brodo torbido. Un altro errore comune è usare troppa acqua cercando di fare una minestra liquida: l'«urciata» deve poter stare in piedi nel cucchiaio, non scorrere. Il terzo errore è aggiungere il sale all'inizio: aspetta che i legumi siano quasi cotti, altrimenti duriranno e non si ammorbidiranno mai bene.
L'«urciata» è un piatto dell'autunno inoltrato e dell'inverno, quando il cavolo è croccante negli orti e il desiderio di zuppa calda diventa concreto. Si prepara in domenica pomeriggio quando c'è tempo, oppure a sera se cucini per i giorni dopo. È il piatto che non teme il freddo e anzi migliora se cucinato quando fuori il tempo è grigio.