
| 700 g | Trippa di vitello pulita e biancheggiata |
| 400 g | Polpa di pomodoro o passata di pomodoro |
| 1 media | Cipolla |
| 2 gambi | Sedano |
| 1 media | Carota |
| 1 litro | Brodo di carne o acqua |
| 3 cucchiai | Olio extravergine d'oliva |
| sale e pepe | Secondo il gusto |
| 2 foglie | Alloro |
| q.b. | Parmigiano reggiano grattugiato per servire |
| 145 kcal | Energia |
| 14 g | Proteine |
| 7 g | Grassi |
| 3 g | di cui saturi |
| 4 g | Carboidrati |
| 2 g | di cui zuccheri |
| 1,2 g | Fibre |
| 0,8 g | Sale |
La trippa alla pisana ha un sapore ricco e corposo, dominato dal pomodoro maturo e dal brodo che arricchisce il sugo durante la cottura. La trippa cuoce fino a diventare tenera e assorbe completamente i sapori della salsa. Si serve calda, spesso in piatti fondi, accompagnata da un buon pane toscano senza sale o da riso bianco. L'abbinamento tradizionale è con un vino rosso leggero della Toscana, come un Chianti giovane.
L'errore più comune è accorciare la cottura della trippa. Molti pensano che 60-90 minuti bastino, ma la trippa richiede almeno 180 minuti di cottura lenta per diventare davvero tenera e per assorbire completamente i sapori del sugo. Una trippa poco cotta rimane gommosa e poco piacevole in bocca. Un altro errore è aggiungere il brodo freddo: il cambio di temperatura brusco indurisce la trippa e allunga ulteriormente i tempi. Usa sempre brodo caldo.
La trippa alla pisana è un piatto autunnale e invernale, da preparare quando le temperature scendono e le giornate diventano grigie. È perfetta nei mesi da novembre a marzo, quando le verdure di stagione sono al loro massimo di dolcezza e il corpo chiede piatti caldi e sostanziosi. Viene spesso servita nei giorni festivi familiari o nei pranzi domenicali della tradizione toscana.