
| 4 uova grandi | separate in tuorli e albumi |
| 120 g | zucchero semolato |
| 100 g | farina tipo 0 |
| 20 g | amido di mais |
| 1 cucchiaino | estratto di vaniglia pura |
| un pizzico | sale fine |
| 15 g | zucchero a velo per la spolveratura |
| 330 kcal | Energia |
| 7,5 g | Proteine |
| 2 g | Grassi |
| 0,8 g | di cui saturi |
| 73 g | Carboidrati |
| 25 g | di cui zuccheri |
| 0,5 g | Fibre |
| 0,1 g | Sale |
Il savoiardo ha un sapore delicato di uova e zucchero, quasi neutro, che lo rende ideale per assorbire i liquori, il caffè caldo o i ripieni cremosi senza alterarne il carattere. La croccantezza è secca e netta, senza residui sciroppi o umidità. Si serve intinso in caffè per il tiramisù, inzuppato nel latte o negli impasti dei dolci regionali. La tradizione italiana lo abbina soprattutto al mascarpone e al caffè espresso, ma funziona bene anche con cioccolata, crema zabaione o liquori dolci come il marsala.
L'errore più grave è scaricare il burro o i grassi nel composto credendo di renderlo più saporito. Il savoiardo deve essere grasso assente per mantenere la porosità e la capacità di assorbimento. Un secondo errore frequente è smontare gli albumi durante la piega finale, mescolando troppo vigorosamente: la neve deve restare leggera fino in forno. Un terzo errore è sfornare troppo tardi: oltre i tredici minuti il biscotto inizia a diventare coriaceo e perde la finezza caratteristica.
Il savoiardo si prepara tutto l'anno, ma è particolarmente comune durante le festività invernali quando si fa il tiramisù e i dolci natalizi. Nei mesi caldi può servire per preparare dolci freddi come la zuppa inglese gelato o la charlotte ai frutti estivi. È un biscotto pratico da cuocere anche in piccole quantità quando è necessario solo un pugno di pezzi per un dolce più complesso.