
| 400 g | finocchietto selvatico fresco, punte tenere |
| 250 ml | olio extravergine d'oliva |
| 2 spicchi | aglio |
| 1 | peperoncino fresco piccolo |
| 6-8 g | sale grosso |
| 500 ml | acqua |
| 1 cucchiaio | aceto bianco |
| 105 kcal | Energia |
| 1,2 g | Proteine |
| 10 g | Grassi |
| 1,5 g | di cui saturi |
| 3 g | Carboidrati |
| 0,8 g | di cui zuccheri |
| 1,5 g | Fibre |
| 1,2 g | Sale |
Il finocchietto sott'olio sa di anice delicato e erbaceo, senza la durezza del finocchio da tavola. L'olio raccoglie l'aroma naturale della pianta selvatica, arricchendosi mentre riposano i giorni. Spicchi d'aglio conferiscono una nota pungente che si stempa col tempo. Si mangia così, freddo, dalle dita o con un coltellino da contorno, oppure si aggiunge ai piatti di pasta, riso, carni fredde. Abbina bene con formaggi a pasta dura, affettati, pane tostato.
Non lasciare il finocchietto umido dopo lo scottamento. L'acqua residua riduce la conservabilità e favorisce muffe o irrancidimento dell'olio. Asciuga bene con strofinacci puliti. Allo stesso modo, non riempire il vasetto fino all'orlo senza spazio d'aria: il finocchietto si compatta e marcisce. Infine, non usare olio rancido o di qualità scadente: è il vettore principale del sapore.
Il finocchietto sott'olio si prepara al meglio da aprile a giugno, quando la pianta selvatica è tenera e profumata. In estate inoltrata le fronde diventano troppo dure e fibrose. Se trovi finocchietto giovane anche a inizio primavera, non esitare: è il momento giusto. La ricetta occupa poco tempo ed è ideale prima di una cena estiva per avere una conserva pronta per i giorni successivi.