
| 300 g | Grano duro secco (chicchi interi) |
| 250 g | Fave secche sbucciate |
| 2 litri | Acqua |
| 1 cipolla media | Cipolla gialla |
| 60 ml | Olio d'oliva extra vergine |
| 1 cucchiaio | Sale marino |
| 3 foglie | Alloro |
| 185 kcal | Energia |
| 9 g | Proteine |
| 4,5 g | Grassi |
| 0,8 g | di cui saturi |
| 28 g | Carboidrati |
| 1,5 g | di cui zuccheri |
| 6,2 g | Fibre |
| 0,3 g | Sale |
Ha il sapore erbaceo e leggermente dolciastro del grano cotto, accompagnato dalla nota pastosa e morbida delle fave. L'olio d'oliva crudo aggiunto a fine cottura dona quella nota fritta e ammaliante. Si mangia tiepida, spesso accompagnata da cipolla cruda tagliata sottile o pesce salato secondo la tradizione. Sono piatti che si abbinano bene alle festività invernali quando serve un nutrimento concreto.
L'errore più comune è aggiungere l'olio freddo direttamente senza amalgamarlo bene al piatto caldo. Se non mescoli vigorosamente mentre il composto è ancora tiepido, l'olio rimane in superficie a gocce e il piatto diventa grasso senza quella coesione cremosa che lo caratterizza. Inoltre, molti saltano l'ammollo notturno pensando di risparmiare tempo: il risultato è una cottura che si protrae oltre le tre ore e legumi ancora duri, non commestibili. Investi le 8 ore di ammollo e guadagni 90 minuti di cottura in meno.
La cuccìa d'ava si prepara tradizionalmente nel periodo tra novembre e gennaio, quando le temperature esterne scendono e serve un piatto sostanzioso e caldo. Era il cibo delle mense scolastiche invernali in Sicilia, consumato a metà mattinata o come secondo piatto in pausa pranzo. Si fa anche per ricorrenze invernali e festività religiose, quando la cucina domestica e quella popolare si incontrano attorno a ricette antiche.