
| 1,5 kg | cotogne mature ma sode |
| 1 kg | zucchero bianco di canna |
| 500 ml | acqua |
| il succo di 1 | limone |
| 1 | stecca di cannella |
| 4 chiodi di garofano | chiodi di garofano |
| 1 pezzetto | di zenzero fresco (circa 15 g) |
| q.b. | sale fino |
| 215 kcal | Energia |
| 0,4 g | Proteine |
| 0,3 g | Grassi |
| 0 g | di cui saturi |
| 56 g | Carboidrati |
| 54 g | di cui zuccheri |
| 2,2 g | Fibre |
| 0,02 g | Sale |
Il sapore è agrodolce, con una prevalenza della dolcezza dello zucchero bilanciata dall'acidità naturale della frutta. La cotogna regala un gusto denso, quasi carnoso, lontano dalla dolcezza superficiale di altre marmellate. Si serve spalmata su pane tostato, come accompagnamento a formaggi stagionati, oppure con un cucchiaio al termine di un pasto. Tradizionalmente abbina bene con i formaggi duri tipo parmigiano o pecorino, poiché l'acidità pulisce il palato e contrasta la ricchezza del formaggio.
L'errore più frequente è interrompere la cottura troppo presto, quando la conserva è ancora liquida. Molti pensano che la conserva continuerà a rapprendersi anche dopo il raffreddamento e invece rimane liquida o appiccicosa. La cotogna ha naturalmente abbastanza pectina per gelatinare, ma ha bisogno di tempo: non abbreviare i tempi di cottura e non saltare il test del piattino freddo. Un secondo errore è aggiungere la buccia in eccesso durante il passaggio: rende la conserva grumosa o con particelle visibili che rovinano la consistenza liscia tipica di questo preparato.
La conserva di cotogne si prepara da fine agosto fino a novembre, quando le cotogne sono mature ma ancora sode. In questi mesi il frutto raggiunge il massimo contenuto di pectina e il miglior sapore. Se le acquisti al mercato o dal fruttivendolo, chiedi frutti molto profumati e leggermente cedevoli alla pressione del dito, ma non molli: significa che hanno il giusto grado di maturazione per gelificare durante la cottura.