
| 300 g | Farina di tipo 0 |
| 2 uova | Uova grandi |
| 80 ml | Latte intero |
| 150 g | Noci sgusciate |
| 100 g | Uvetta passa |
| 80 g | Mandorle pelate |
| 2 cucchiai | Miele |
| 1 cucchiaino | Cannella in polvere |
| 1/2 cucchiaino | Noce moscata grattugiata |
| 30 g | Zucchero semolato |
| 1 pizzico | Sale fino |
| Olio di semi di arachide | Per friggere |
| Q.b. | Zucchero a velo per il finire |
| 320 kcal | Energia |
| 6 g | Proteine |
| 14 g | Grassi |
| 3 g | di cui saturi |
| 42 g | Carboidrati |
| 24 g | di cui zuccheri |
| 3 g | Fibre |
| 0,15 g | Sale |
Il sapore è dolce e speziato, con note di cannella e noce moscata che caratterizzano nettamente il ripieno. La frutta secca macinata dà una consistenza compatta e lievemente granulosa che contrasta con la pasta morbida ma tiesa. Si accompagnano bene con un caffè o un vino dolce, oppure mangiati da soli come dolce di occasione. La loro fragranza di spezie si sprigiona ancora di più nelle ore successive alla cottura.
L'errore più comune è stendere la pasta troppo spessa, che rende i «cjalzons» gommosi dentro e difficili da friggere uniformemente. La pasta deve essere sottile, quasi trasparente, in modo che diventi croccante in cottura e il ripieno si cuocia dolcemente. Un altro errore è friggere a temperatura troppo bassa: l'olio non abbastanza caldo li rende untuosi piuttosto che croccanti. Controlla sempre la temperatura con un termometro da cucina.
I «cjalzons» sono ideali da ottobre fino all'inizio di gennaio, soprattutto durante le festività natalizie e la fine d'anno. È un dolce tradizionale che ricorda il freddo e il ritrovo in famiglia, perfetto quando le giornate si accorciano e l'aria si fa più fresca. Preparali con anticipo per le cene di Natale o per regalarli in vasetti come omaggio fatto in casa.


