
| 400 g | semola di grano duro |
| 200 g | miele |
| 150 g | strutto o burro ammorbidito |
| 1 pizzico | sale fino |
| 1 stecca | cannella |
| scorza grattugiata | di 1 limone |
| 50 ml | acqua tiepida |
| q.b. | olio di semi per la teglia |
| 350 | kcal - Energia |
| 8 | g - Proteine |
| 14 | g - Grassi |
| 7 | g - di cui saturi |
| 48 | g - Carboidrati |
| 32 | g - di cui zuccheri |
| 2 | g - Fibre |
| 0,3 | g - Sale |
La «tirighedda» ha un sapore dolce senza essere stucchevole, grazie al miele che si distribuisce in modo uniforme nella semola. La nota aromatica della cannella e talvolta una punta di agrume danno profondità al palato. Ha una consistenza compatta e leggermente croccante, che richiede una masticazione leggera. Si serve naturalmente a temperatura ambiente, come dolce da merenda o fine pasto, spesso accompagnato da un caffè amaro o da un vino liquoroso secco come il marsala.
L'errore più comune è aggiungere il miele quando è ancora molto caldo nella semola fredda, creando zone grigie e dure dove il miele si rapprende troppo velocemente. Devi sempre intiepidire il miele e impastarlo a mano con forza per una distribuzione uniforme. Un secondo errore è sottocuocere la tirighedda pensando che resti ancora umida una volta raffreddata: il dolce deve restare in forno fino a che la superficie non è davvero croccante, altrimenti risulterà gommosa al centro.
La «tirighedda» è un dolce per tutto l'anno, ma la tradizione siciliana la prepara soprattutto nei periodi festivi invernali e durante le ricorrenze familiari. È perfetta per le merende pomeridiane perché è poco ingombrante e si mantiene bene in scatola. In estate la puoi comunque preparare, cercando di conservarla al riparo dal calore per mantenere la croccantezza.