
| 400 g | pane raffermo (tipo carasau o talvolta pane toscano) |
| 300 g | formaggio fresco tipo ricotta salata o caciotta |
| 2 uova | medie |
| 60 g | pecorino romano grattugiato |
| 40 g | latte intero |
| 1 g | sale fino |
| q.b. | pepe nero macinato |
| 1 litro | olio di arachide per friggere |
| 280 kcal | Energia |
| 12 g | Proteine |
| 18 g | Grassi |
| 9 g | di cui saturi |
| 20 g | Carboidrati |
| 1 g | di cui zuccheri |
| 1 g | Fibre |
| 1,2 g | Sale |
Il sapore è deciso e salato, con la nota forte del formaggio che domina insieme all'aroma tostato del pane. La consistenza contrasta tra la crosta croccante e il ripieno cremoso e filante. Si mangiano calde, spesso accompagnate da un bicchiere di vino bianco secco o da una birra leggera. Tradizionalmente si servono come piatto unico o come parte di un antipasto ricco, mai con condimenti ulteriori perché già saporite di loro.
Non usare impasto troppo liquido nella speranza che le ischitadas si formino meglio. Se l'impasto è molle, le frittelle si sfaldano durante la cottura e perdono il ripieno di formaggio. Il pane raffermo deve stare insieme con fermezza grazie alle uova e al latte, non essere cremoso come una crema. Se l'impasto risulta troppo bagnato, aggiungi altri 30 grammi di briciole di pane e mescola di nuovo.
Le ischitadas sono un piatto invernale ed autunnale per tradizione, quando il pane raffermo è più facilmente disponibile e il clima consente cotture a olio più copioso. Tuttavia si preparano tutto l'anno e vanno bene nei pranzi domenicali o durante cene informali con amici. Sono ideali anche per utilizzare il pane avanzato senza farlo sprecare.