
| 1,5 kg | Carne bovina da brasare (muscolo, reale o sottospalla) |
| 750 ml | Vino Teroldego secco |
| 2 | Cipolle medie |
| 2 | Carote medie |
| 1 gambo | Sedano |
| 3 cucchiai | Olio d'oliva extravergine |
| 2 | Foglie di alloro |
| 4 rametti | Timo fresco |
| 1 cucchiaino | Sale grosso |
| 4 grani | Pepe nero |
| 200 ml | Brodo vegetale |
| 280 kcal | Energia |
| 26 g | Proteine |
| 18 g | Grassi |
| 7 g | di cui saturi |
| 2 g | Carboidrati |
| 1 g | di cui zuccheri |
| 0,3 g | Fibre |
| 1,2 g | Sale |
Il sapore è deciso e ricco: la carne assorbe il tannino morbido del Teroldego, che dona una nota leggermente amara e fruttata. L'aroma dominante è quello della cottura lenta, con sfumature di cipolla caramellata e spezie. Il sugo è denso e aderente, non brodo. Tradizionalmente si serve con polenta calda oppure con pane di segale per assorbire il sugo. Piccoli mirtilli selvatici aggiunti al sugo negli ultimi minuti amplificano l'acidità del vino.
L'errore più frequente è togliere la carne prima che sia davvero cotta: bradarla per soli 120-150 minuti lascia la carne ancora fibrosa e dura. Non è questione di fiamma più alta (che indurisce solo la superficie): il brasato richiede tempo basso e lento. Allo stesso modo, mescolare troppo spesso o sollevare continuamente il coperchio allunga i tempi di cottura: basta girare la carne tre volte in totale, con calma.
Il brasato al Teroldego è un piatto invernale per eccellenza: lo si prepara da novembre a marzo, quando il freddo fuori giustifica una cena lunga e riscaldante. Perfetto per una domenica in famiglia oppure per cene con amici, dato che richiede poco intervento attivo durante i tre ore di cottura. Tradizionalmente lo si serve anche a Natale e durante le feste trentine di fine anno.