
| 300 g | fagioli secchi bianchi o rossi |
| 150 g | pasta tipo ditalini o tubetti |
| 1 cipolla media | cipolla gialla |
| 2 cucchiai | olio di oliva |
| 2 spicchi | aglio |
| 400 g | polpa di pomodoro in scatola |
| 1 presa | sale grosso per la cottura |
| mezza presa | sale fine per il brodo |
| 3 giri di mulino | pepe nero |
| 1 foglia | alloro |
| 2 cucchiai | olio di oliva per finire |
Il primo sbaglio è cuocere i fagioli tutto intero in una sola acqua. L'ammollo e il primo bollore non sono step noioso da saltare. Se non li fai bene, i fagioli riescono duri nel mezzo, acidi, difficili da digerire. Il secondo sbaglio è buttare la pasta fredda già cotta nel brodo quasi finito. Quando la pasta è già al dente e la butti lì, continua a bere e diventa poltiglia, oppure rimane cruda al centro. La terza cosa è non aspettare. Questo piatto non si mangia come una corsa al lavoro.
Ho visto fare pasta e fagioli nella cuccia della trattoria di mia madre quando ero piccola. Lei cucinava il lunedì perché il lunedì arrivavano gli operai che avevano poco da spendere. Li metteva nel pentolone grande di sera, i fagioli, e la mattina dopo cominciava il lavoro sul soffritto. Quando ero nelle mense, la pasta e fagioli era quella che i bambini mangiavano in silenzio. Non chiacchieravano, non sputavano, non la rifiutavano. Una volta una maestra mi ha chiesto come facevo. Le ho detto che non è scienza, è solo non avere fretta e farla come se la dovessi mangiare io stessa. Ho imparato che le cose povere quando le fai bene diventano più ricche di quello che credi.