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Focaccia alta e soffice: dove sbagli con le pieghe

Renato Sciamanna· 28 maggio 2026· 4 min di lettura
Focaccia alta e soffice appena sfornata con fossette regolari in superficie, tagliata per mostrare la maglia alveolare aperta all interno

Il momento delle pieghe è tutto

La pietra angolare dell'errore più diffuso è fare le pieghe troppo presto. Molti panificatori le eseguono quando l'impasto è ancora poco lievitato, con idea di "distribuire il gas" prima che sia troppo tardi. In realtà, se l'impasto non ha ancora sviluppato una struttura proteica sufficientemente forte, le pieghe danno più danni che benefici.

Le pieghe hanno due funzioni. La prima è redistribuire il nutrimento per i lieviti, perché durante la fermentazione i microrganismi consumano gli zuccheri e l'ossigeno. Dove c'è stato più gas, i batteri hanno consumato di più e hanno bisogno di nuovo nutrimento. Piega il fosco, cioè la parte che non ha ancora lievitato, e dai ai lieviti accesso a frazioni di impasto meno fermentate.

La seconda funzione è tonificare la rete glutinica. Quando piegi l'impasto, lo allunghi in modo controllato, e quello rafforza il reticolo proteico senza danneggiarlo. Ma questo funziona solo se l'impasto ha già una struttura di base.

Il momento ideale per la prima piega arriva quando l'impasto ha raddoppiato di volume, ma non oltre. Se aspetti fino a quando è triplicato, la maglia glutinica è già talmente estesa che una piega aggressiva rischia di rompere le bolle invece di ridisporle. Il risultato è un impasto che collassa parzialmente e una focaccia finale meno soffice.

Quante pieghe servono davvero

Per una focaccia da circa 400 grammi lievitata a temperatura ambiente per 4-5 ore, le pieghe ottimali sono tre, non una sola e nemmeno cinque. La cadenza ideale è ogni 60-70 minuti, distribuita lungo il primo 60-70 percento della lievitazione totale. Non servono pieghe negli ultimi due terzi del riposo finale, quando la struttura è già stabile e il gas è distribuito bene.

Ogni piega deve essere eseguita sempre allo stesso modo: prendi il fosco dal lato del contenitore, allunga verso il centro, poi fai lo stesso dai quattro lati. Alcuni panificatori aggiungono una piega in diagonale. L'importante è che il movimento sia fluido e controllato, non violento.

L'errore che molti commettono è piegare in modo disomogeneo: forte in un punto, debole in un altro. Questo crea zone di resistenza differente dentro l'impasto, e il gas si distribuisce male, con la conseguenza di un alveolatura irregolare.

La temperatura cambia tutto

Se lieviti a temperatura bassa, intorno ai 20-22 gradi, la lievitazione è lenta e il numero di pieghe può rimanere tre, ma gli intervalli devono allungarsi. Controlla l'impasto ogni 90 minuti, non basarti su un timer fisso. La visibilità dello sviluppo è più affidabile di qualsiasi calcolo.

Con una lievitazione in frigo, notturna a 8-10 gradi, le pieghe durante il primo giorno devono comunque accadere, perché anche a freddo i lieviti continuano a lavorare, solo molto più lentamente. Se salti le pieghe pensando che al freddo non succeda nulla, il gas si distribuisce male e il volume finale ne soffre.

Una lievitazione veloce, a 26-28 gradi, invece, può richiedere quattro pieghe in totale, con intervalli più brevi di 45-50 minuti. Qui il rischio maggiore è l'opposto: troppe pieghe, che stancano l'impasto.

Il segno che stai sbagliando

Una focaccia che esce dal forno bassa, densa e con una crumb poco alveolata, non è un problema di ricetta. È un problema di pieghe. Se l'alveolatura è completamente disomogenea, con buchi enormi e zone appiccicose, probabilmente le pieghe non sono state uniformi.

Se la focaccia crolla durante la cottura o subito dopo il taglio, le pieghe sono arrivate troppo tardi, quando l'impasto era già al limite della stabilità. Se la focaccia è compatta e pesante nonostante tu abbia usato una buona farina e proporzioni corrette, le pieghe sono arrivate troppo presto, quando la struttura non era ancora pronta.

La corretta sequenza di pieghe non è un trucco. È una conseguenza diretta di come il glutine si sviluppa e come i gas si distribuiscono durante la fermentazione. Capire questo significa capire davvero cosa rende una focaccia alta e soffice.

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