
| 200 g | farina tipo 00 |
| 150 g | zucchero |
| 130 g | burro a temperatura ambiente |
| 3 | uova intere |
| 1 cucchiaio | di latte intero |
| 1 bustina | di vanillina (2,5 g) oppure 1 baccello di vaniglia |
| 7 g | lievito per dolci in polvere |
| 1 pizzico | di sale fino |
| 310 kcal | Energia |
| 5,5 g | Proteine |
| 13 g | Grassi |
| 7,5 g | di cui saturi |
| 42 g | Carboidrati |
| 18 g | di cui zuccheri |
| 0,8 g | Fibre |
| 0,4 g | Sale |
Ha un sapore dolce delicato, non stucchevole, con una nota vanigliata leggera e un retrogusto burrato che non appesantisce. L'interno è umido al morso senza essere appiccicoso. Si mangia bene a colazione inzuppata nel latte o nel caffellatte, oppure a merenda da sola. Tradizionalmente si abbina al latte caldo, soprattutto nella colazione emiliana.
Non aggiungere le uova fredde di frigorifero. Se sono fredde, il burro si rapprende e il composto si smonta, diventando granuloso e pesante. Le uova devono stare a temperatura ambiente come il burro. Allo stesso modo, non superare mai i 170 gradi di forno: una temperatura più alta fa gonfiare troppo l'impasto all'inizio, che poi collassa e la ciambella resulta bassa e con buchi irregolari.
La ciambella di Forlì è adatta tutto l'anno, ma è particolarmente apprezzata in autunno e inverno, quando il latte caldo diventa centrale nella colazione. È perfetta per le colazioni domenicali in famiglia. Non è un dolce legato a ricorrenze specifiche, ma è tradizionalmente preparato anche per compleanni semplici o per accompagnare il caffè del pomeriggio.