
| 250 g | Farina tipo 00 |
| 3 uova intere | Uova |
| 30 g | Burro morbido |
| 20 ml | Liquore (Alchermes, Maraschino, o Rhum bianco) |
| 1 cucchiaio | Zucchero semolato |
| 1 pizzico | Sale fino |
| 1 litro | Olio di arachide per friggere |
| 100 g | Zucchero a velo |
| 370 kcal | Energia |
| 5 g | Proteine |
| 18 g | Grassi |
| 8 g | di cui saturi |
| 48 g | Carboidrati |
| 22 g | di cui zuccheri |
| 1 g | Fibre |
| 0,3 g | Sale |
Il sapore è dolce ma non stucchevole, con una nota leggermente alcolica che ricorda il liquore aggiunto all'impasto. La fragranza è quella della pasta fritta fresca, con un retrogusto delicato di burro. La croccantezza è il carattere principale: la «chiacchiera» si rompe facilmente tra i denti senza lasciare residui grassi. Si servono a temperatura ambiente, preferibilmente il giorno stesso della preparazione, accompagnate da caffè, tè o vino dolce leggero.
L'errore più comune è friggere a temperature troppo elevate per accorciare i tempi. Le chiacchiere risulteranno bruciate fuori e crude dentro. Un altro errore frequente è stendere la pasta troppo spessa: l'interno resterà grasso e pesante. Infine, manipolare eccessivamente l'impasto durante la preparazione lo rende coriaceo e difficile da stendere.
Le «chiacchiere modenesi» trovano il loro momento ideale durante il Carnevale, da gennaio fino a marzo, quando le temperature invernali consentono una migliore riuscita della frittura e della conservazione. Sono perfette anche durante le feste invernali come accompagnamento al caffè. In primavera e estate si preparano meno spesso, perché il caldo non facilita la lievitazione dell'impasto e l'assorbimento dello zucchero.