
| 500 g | farina di grano tenero tipo 0 |
| 250 ml | latte intero, freddo di frigorifero |
| 7 g | lievito di birra fresco |
| 10 g | sale fino |
| 80 g | burro freddo, tagliato a cubetti |
| 40 g | zucchero semolato |
| 3 uova medie | a temperatura ambiente, una per l'impasto e due per l'uovo di spennellatura |
| 5 g | vaniglia in bacca o estratto puro |
| q.s. | granella di zucchero per decorare |
Molti aggiungono il burro quando l'impasto è ancora caldo e poco strutturato. Il burro, invece di distribuirsi nella maglia, scivolando e rompendo gli strati che stai cercando di costruire. La brioche diventa pesante, appiccicosa, il tuppo crolla durante la lievitazione. L'errore è di fretta: chiunque cerchi di velocizzare scaldando il latte o saltando il riposo iniziale si trova con una pasta che non tiene insieme. Il burro freddo serve solo se c'è già una maglia glutinica robusta a ospitarlo.
Nel laboratorio del nonno, il freddo era un alleato. D'estate, impastava quando ancora era buio, e se il frigorifero non bastava, lasciava l'impasto in una bacinella con dentro blocchi di ghiaccio. Ricordo le sue mani che piegavano e ripiegavano la pasta, sempre piano, sempre con la stessa lentezza. Mi diceva che il burro deve restare freddo come la neve quando lo metti dentro, altrimenti non riesci a vederlo nella maglia. Quel tuppo in cima non era decorazione: era il test. Se stava diritto, sapevi che tutto era andato bene. Se cadeva, sapevi che il burro era stato aggiunto troppo presto o troppo caldo. Ancora oggi, quando arrivo al forno la mattina presto e il profumo di brioche col tuppo arriva fino alla strada, penso che tutto quello che vale la pena di fare richiede tempo e freddo.